ha cambiato il modo di ballare, vestire e vivere portando innovazioni culturali

ha cambiato il modo di ballare, vestire e vivere portando innovazioni culturali - giancarlo bornigia

di fabrizio Zampa

Non è facile per chi non l’ha vissuta di persona raccontare l’atmosfera che si respirava qualcosa come mezzo secolo fa al Piper Club,il locale nato nel lontano 1965 al numero 9 di via Tagliamento e diventato in pochi mesi, o meglio in poche settimane, l’icona romana della musica, il punto d’incontro di migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi che piovevano a Roma da mezza Italia e anche dall’estero per raggiungere lo storico grande scantinato aperto da Giancarlo Bornigia e Alberigo Crocetta, un posto dove poteva accadere di tutto, e dove in effetti accadde proprio di tutto.

Bornigia, già commerciante di automobili, era il manager, l’accorto amministratore, quello che cercava per quanto possibile di tenere stretti i cordoni della borsa, l’uomo che per anni e anni è stato il re delle notti romane con un giro di svariati miliardi. Dopo il Piper Bornigia ha aperto locali frequentatissimi (come il Gilda, l’Alien, lo Smile, il Tatum, l’Aquapiper di Guidonia...) ed è stato il supermanager che ha sempre seguito le regole pagando puntualmente tasse, Siae, contributi e tutto il resto.

 Crocetta era il deus ex machina dal punto di vista artistico, uno scopritore di talenti che aveva la vista lunga e si muoveva in un ambiente che nonostante le apparenze ha sempre avuto poche idee ma confuse. Era una specie di mosca bianca, pieno di difetti che lo costringevano a vivere nel favoloso mondo dello spettacolo quasi da abusivo: difetti come l'intelligenza, la cultura, l'ironìa, la capacità di guardare avanti invece che indietro, la fantasia, l'humour, l'educazione. Bornigia e Crocetta erano due di quelle persone che pensano più velocemente degli altri e alle quali bastano dieci parole per esprimere un concetto che normalmente ne richiede cinquanta, e nonostante i diversi rispettivi compiti andavano perfettamente d’accordo.

Lì al Piper sono passati veramente tutti, ma proprio tutti, dai Rolling Stones ai Genesis, da Jimi Hendrix ai Pink Floyd, dai Rokes ai Who, da Sly and The Family Stone a Lionel Hampton, da Rocky Roberts ai Procol Harum, da Nino Ferrer a Patrick Samson. Una domenica mattina a mezzogiorno il vostro cronista, appassionato di jazz da tutta la vita, riuscì ad assistere a un evento inimmaginabile, un concerto dell’orchestra di Duke Ellington, con la leggendaria big band messa al centro del locale (erano troppi musicisti per trovare lo spazio giusto sul pur grandissimo palcoscenico) e il pubblico che si sistemava ai fianchi, sul palco, sulle balconate e in ogni angolo per godersi il grande, immenso Duke.

Anche molti musicisti italiani si sono fatti le ossa al Piper, e basta un breve elenco per capire che tipo di fascino avesse il locale. Laggiù sono passati e spesso partiti Renato Zero (per lui «Via Tagliamento 9» era una sorta di parola d’ordine), Mina, Gabriella Ferri, Rita Pavone, Mia Martini, Loredana Bertè, l’Equipe 84, Forluma 3, i Pooh, Fred Bonguato, Wess e Dory Ghezzi, i New Trolls, le Orme, i Corvi, i Ricchi e Poveri, i Dik Dik, Romina Power, i New Dada, i Rokketti, Caterina Caselli, Mita Medici (che proprio lì vinse il concorso Miss Teenager Italiana), decine
di band come i Primitives (che schieravano il vocalist Paul Bradley Couling, o se preferite Mal), fino a Patty Pravo.

Su Patty vale la pena di raccontare una piccola storia. A quei tempi il vostro cronista suonava la batteria nel gruppo The Flippers e finì insieme alla band a fare una serata di Carnevale a Cornuda, in provincia di Treviso, presentata da Corrado Mantoni. Il pomeriggio ci dissero che avremmo dovuto accompagnare una giovane e bella cantante veneziana, tale Guy Magenta, all’anagrafe Nicoletta Strambelli. La ragazza venne a fare le prove comportandosi come se già fosse una star e se la cavò così bene che tutti noi la invitammo a venire a Roma dove l’avremmo presentata alla casa discografica Rca.

Qualche tempo dopo lei sbarcò nella capitale, ma prima di farsi viva con noi andò a passare la sua prima serata romana al Piper. Lì conobbe Bornigia e Crocetta, e proprio Alberigo, grazie al suo occhio lunghissimo, capì immediatamente tutto: trovò per lei il nome Patty Pravo e le fece subito firmare un contratto. Noi non la vedemmo più, quella ragazza che sarebbe ben presto diventata famosa come la Ragazza del Piper, il luogo dove poteva accadere di tutto, e dove, come volevasi dimostrare, accadde proprio di tutto. Sì, è vero: quanto ci siamo divertiti, in mezzo a quelle vecchie mura...

 

di valerio Mattioli - La Repubblica  23 agosto 2013

Prima che Vanzina ci facesse un film, prima di diventare il soggetto di una fiction per Canale 5, e prima che le Poste Italiane gli dedicassero un’apposita cartolina, il Piper fu il tempio dell’Italia yé-yé. Era il 1965: due amici benestanti e ancora affamati di Dolce Vita – Giancarlo Bornigia e Alberico Crocetta – decidono di aprire a Roma un locale ispirato ai club che negli stessi anni andavano affollando la Swingin’ London dei Beatles, di Twiggy e della minigonna. Lo decorarono con un po’ di opere prese dal meglio della pop art italiana e internazionale – da Mario Schifano ad Andy Warhol – e chiamarono a suonarci le prime formazioni beat. Fu un successo immenso. Frequentato tanto da VIP quanto da un tipo di giovani letteralmente inedito per l’Italia del periodo, il Piper fu un fenomeno a cui si dedicarono sociologi, intellettuali, politici e analisti del costume.

Quasi da subito, tra i frequentatori del locale si fece notare una ragazzina di buona famiglia chiamata Nicoletta Strambelli. Col nome di Patty Pravo, divenne celebre come “la ragazza del Piper”. A quel punto Bornigia e Crocetta ebbero l’idea di affiancarle altre tre “piperine” (così venivano chiamate le frequentatrici del club) per dare vita al primo gruppo tutto al femminile dell’Italia beat: durò poco e non aveva neppure un nome. Ma di lì a qualche anno il locale di via Tagliamento avrebbe ospitato altri, assai meno innocenti girl groups.

All'esordio nel club suonarono i migliori artisti della beat generation italiana tra i quali i Rokes, i Rokketti, l'Equipe 84 e Le Pecore Nere, presto affiancati da Fred Bongusto, Dik Dik, Romina Power, Gabriella Ferri e Rita Pavone. E poi ancora Mal, Mimi Bertè, che poi diventò Mia Martini, Loredana Bertè e Mita Medici. Ma Bornigia ha portato anche per la prima volta in Italia gli Who, i Pink Floyd, nell'aprile del 1968, e un giovanissimo Jimi Hendrix.

«Tutti i concerti di allora al Piper erano degli eventi - ha raccontato Bornigia in una delle sue ultime interviste, ricordando il concerto dei Genesis nel suo locale -. Per tanti i Genesis erano un gruppo come un altro, ma comunque il pubblico affollava i locali per ascoltare musica, per conoscerne di nuova e farlo condividendo l'esperienza. Allora tanti gruppi stranieri non erano conosciuti a tutti in Italia, come oggi, per cui per esempio ci è anche capitato che gli Who, dopo il concerto al palazzetto, passassero così al Piper e improvissassero un concerto anche qui con gli spettatori che osservavano pronti a recepire le nuove esperienze».

Il messaggero.it

GianCarlo Bornigia Ha portato in Italia la moda, il costume, le tendenze dall'Inghilterra e da altri paesi europei oltre a gruppi storici come gli Who e i Rolling Stones che hanno suonato dal vivo al Piper. Fino alla fine, anche se in modo diverso, si è dedicato alla vita mondana».

«Al Piper club di Giancarlo Bornigia e Alberigo Crocetta ero di casa: è stato il nostro catechismo», ricorda Gianni Boncompagni, che proprio nello stesso anno di inaugurazione del locale di via Tagliamento lanciava alla radio con Renzo Arbore Bandiera gialla. «Al Piper facevo praticamente il dj, ma facevo anche le interviste agli ospiti. Ricordo una sera quando arrivò Luchino Visconti. Ma lì venivano tutti, era un must. Ma ricordare non è facile... sono passati tanti anni». Boncompagni allora lavorava con soprattutto con Crocetta, il socio di Bornigia, che curava l'aspetto creativo dell'azienda: «Per la sua etichetta, la Piper records, ero il produttore di Patty Pravo. E in quell'occasione scrissi per lei Ragazzo triste».

 

il Giornale.it          Mai bere, mai fumare, mai drogarsi. Perché «se vuoi gestire un locale devi essere sveglio, pronto a risolvere subito i problemi più imprevisti». Questo il motto di Giancarlo Bornigia, ex venditore di macchine e re delle notti romane che fondò il mitico Piper.

 

cambiando il costume e le regole del divertimento giovanile degli anni '60. Insieme a Alberigo Crocetta, ex marò della Decima MAS del principe Borghese, avvocato ma soprattutto appassionato di musica, e all'importatore di carne Alessandro Diotallevi mise in piedi un'isola felice in via Tagliamento a Roma, di fronte ai sapori liberty del quartiere Coppedè. Scendere quella rampa di scale era come entrare in un altro mondo da cui, come ricorda Shel Shapiro dei Rokes: «resistere contro il mondo degli adulti». A Roma per ascoltare musica dal vivo e ballare c'era solo il club 84 ma era un buco per carbonari, lì al Piper si facevano le cose in grande. L'inaugurazione, il 17 febbraio 1965, fu la festa del beat italiano che guardava alla Swingin' London cercando di emanciparsi. Sul palco i supercapelloni britannici Rokes con le loro avveniristiche chitarre a freccia e L'Equipe 84 (definiti dai Beatles «la nostra copia italiana»), in pista, ricca di cubi e futuristiche pedane luminose, le ragazze con le minigonne comprate al Piper Market (e indossate lontano dalla vista dei genitori), le camicie ad un solo bottone, i piedi scalzi come una certa Patty Pravo, tornata precipitosamente da Londra con un gruppo di amici per diventare «la ragazza del Piper», titolo conteso a Mita Medici che nel 1966 vinse il concorso Miss Teenager Italiana proprio nel club.

Come omaggio alla pop art, sul muro del palco campeggiavano due opere di Mario Schifano e Tano Festa, più una strana scultura di ferro e plastica, e in seguito anche un quadro di Andy Warhol. Al termine dei concerti il primo dj del Piper, Peppe Farnetti, metteva i dischi lasciando che i ragazzi «ye ye» si scatenassero nello shake o nel twist. Grazie alle pubbliche relazioni di Alberto Marozzi, giovane appassionato di musica poi arruolato dalla Rai, alle conoscenze di Crocetta e alle capacità impenditoriali di Bornigia il Piper divenne il club più «in» d'Italia, dove ogni sera si ascoltavano dai Giganti a Renato Zero, dai New Dada a Rita Pavone passando per il re dei mods Ricky Shayne, scoperto da Crocetta così come (in un club di Soho) i Primitives di Mal. Da Rita Pavone in versione beat a Patrick Samson (quello di Soli si muore), dai Rokketti alle Facce di Bronzo, da Nino Ferrer a Gabriella Ferri, tutti sono saliti sul palco del Piper portando il loro contributo alla «beat generation italiana». E non solo, perché, se tra il pubblico trovavi Brigitte Bardot con Gunter Sachs, o Marlon Brando (costretto a scappare dall'assalto dei fotografi), o Jane Fonda o Anna Magnani, sul palco c'è stata la celebre esibizione italiana di Jimi Hendrix, il concerto dei Who, quello degli allora semisconosciuti Pink Floyd con Syd Barrett che fecero quattro spettacoli in due giorni tra pomeriggi e sere, dei Byrds di Roger McGuinn, dei Ten Years After di Alvin Lee l'eroe di Woodstock con I'm Goin' Home, dei Procol Harum ma anche quelli più nobili di Duke Ellington e Louis Armstrong.

Al Piper approdò persino Mick Jagger il giorno che quel volpone di Bornigia portò, per primo, i Rolling Stones in Italia al Palasport di Roma davanti a 15mila persone. Peccato che beccò una multa salatissima (5 milioni di lire), ricordava in un'intervista, «perché i fan, almeno i più imbecilli, avevano sfasciato tutti i bagni della struttura». Ricordi di una stagione irripetibile, che il Piper ha cadenzato giorno per giorno dal 1965 al 1969 con concerti e serate irripetibili. «In quella cantina poteva succedere di tutto - ricordava Bornigia -; accadeva che i ballerini afroamericani che lavoravano alla Rai insegnassero passi di danza ai ragazzi per divertimento, e che questi si trovassero poi a ballare con Rita Pavone nello show Stasera Rita». Poi, tra il '69 e il '70 il Piper divenne una vera discoteca, e i concerti merce rara. La musica si consegnò nelle mani della «febbre del sabato sera» e dei mega discoclub ma il Piper ha ripreso nel nuovo secolo con spettacoli di artisti come Babyshambles e Tiromancino, e continua a vivere di luce propria (Renato Zero ha lanciato qui il suo nuovo cd) senza nascondere un pizzico di nostalgia dei tempi d'oro.

 

Mariella Venegoni

Giancarlo Bornigia,classe 1930 nasce a Roma il 29 settembre. Stessa data di nascita di Berlusconi e Bersani ma del tutto diversa la storia e le passioni, per Bornigia: insieme con Alberigo Crocetta, scomparso nel 1986, e con l’importatore di carni Alessandro Diotallevi, diede vita nel 1965 al leggendario Piper di via Tagliamento, diventato in un amen il centro propulsore di tutto quanto stava accadendo di nuovo in Italia nel panorama musicale, a partire dal beat. Non c’era stella da confermare che non andasse a farsi benedire dalle folle propiziatrici lì, sotto le volte del semplice, quasi austero club, aperto dallo strano terzetto: Crocetta era stato tra l’altro un aderente alla X Mas di Junio Valerio Borghese, prima di cambiare così audacemente ramo, mentre Bornigia era un commerciante di automobili con l’uzzolo dell’arte, che ampliando l’orizzonte dei fedelissimi del Piper vi portò opere di Schifano naturalmente, ma anche di Andy Warhol, Manzoni e Cintoli. Erano tempi aperti e curiosi, non ignoranti, multidisciplinari, con una sete di novità assoluta che i fondatori seppero benissimo intercettare.ssarono sul palco del Piper i Rokes di Shel Shapiro, prima come band di accompagnamento di Rita Pavone e poi definitivamente soli con «Che colpa abbiamo noi»; vi trovò l’incoronazione Patty Pravo, non a caso battezzata «La ragazza del Piper», con il suo vocione da contralto e una bellezza appariscente dentro un fisico minuscolo: «Il Piper venivano a vederlo anche dagli Usa - ha ricordato ieri l’eterna Divina -. Io ero più in contatto con Crocetta che si occupava della parte artistica, mentre Bornigia faceva un enorme lavoro ma più sul piano amministrativo. E so quanto ha contribuito a scrivere la storia dei locali romani». Tra l’altro, Bornigia fu poi fondatore e curatore con i figli del Gilda, altro club di diversa caratura e ambizioni ma assai famoso fra i vip della Capitale, e l’Alien.  

«Al Piper - continua la Pravo - seppero selezionare il meglio, invitando gente da tutto il mondo». Sulla pista di via Tagliamento ballarono bellezze come Mita Medici, mentre Renato Zero e Loredana Berté cominciarono lì la strada per diventare star; Mimì Berté, poi Mia Martini, era della partita. Grazie alla lungimiranza delle scritture, vi si esibirono i Pink Floyd, Who, Genesis, e un giovanissimo Jimi Hendrix nel ‘68. Fra gli italiani, l’Equipe 84, Fred Bongusto, Dik Dik, Gabriella Ferri.

 

meridiana notizie

Tra musica e arte, Bornigia volle portare al Piper Club anche opere d’arte contemporanee tra cui due dipinti di Andy Warhol, alcuni di Schifano e opere di Piero Manzoni e di Mario Cintoli. All’esordio suonarono nel locale i migliori artisti della beat generation italiana tra i quali i The Rokes, i Rokketti, l’Equipe 84 e Le Pecore Nere presto affiancati da Fred Bongusto, Dik Dik, Renato Zero, Romina Power, Gabriella Ferri e Rita Pavone.  E poi ancora Mal, Mimi Bertè (successivamente Mia Martini), Loredana Bertè, Renato Zero e Mita Medici. Occhio attento al contesto internazionale, fu lui a portare per la prima volta in Italia e a Roma personaggi come Rolling Stones, Genesis, Who, Pink Floyd (il 18 e il 19 aprile 1968) e un giovanissimo Jimi Hendrix. In una delle sue ultime interviste, ricordando il concerto dei Genesis al Piper, Giancarlo Bornigia raccontava: “Tutti i concerti di allora al Piper erano degli eventi, per tanti i Genesis erano un gruppo come un altro, ma comunque il pubblico affollava i locali per ascoltare musica, per conoscerne di nuova e farlo condividendo l’esperienza. Allora tanti gruppi stranieri non erano conosciuti a tutti in Italia, come oggi, per cui per esempio ci è anche capitato che gli Who, dopo il concerto al palazzetto, passassero così al Piper e improvissassero un concerto anche qui…con gli spettatori che osservavano pronti a recepire le nuove esperienze”. Punto di riferimento per generazioni, ha cambiato il modo di ballare, vestire e vivere portando innovazioni culturali e nuove mode, attraverso la fondazione e lo sviluppo del clubbing romano e italiano con locali storici come Gilda e Alien.

 
 

 - giancarlo bornigia

 

“Mai visti tanti professionisti della notte in un evento solo!” notavano gli invitati durante la serata.[galleria columns=”1″]

E’ bastato solo un tam tam di telefonate, sms ed e-mail per allertare tutti, oltre ovviamente al consenso della moglie Lucia e dei figli Gabriele, Davide e Giancarlino Bornigia. E così il  29 Settembre, giorno del suo compleanno, organizzatori, p.r., responsabili ufficio stampa, artisti, dj, musicisti, cubiste, modelle, addetti alla sicurezza, barman, personale di sala che negli anni hanno lavorato e collaborato con lui nei locali più trendy della Capitale, come Piper, Gilda, Alien (ora Boeme) o in quelli di Fregene, come Alien on the Beach e Gilda on the Beach, sono accorsi al Gilda, in Via Mario dè Fiori, per stringersi attorno al ricordo di Giancarlo Bornigia e alla sua  famiglia.

“….Non è stato solo un grande amico, è stato un prezioso punto di riferimento, grazie a lui abbiamo imparato a conoscere e apprezzare la dolce vita delle notti romane” riferisceFrancesco Ugolini, che insieme a Claudio Camilleri Reggiani e Ciccio Nizzo ha organizzato l’evento “ci ha insegnato un mestiere, e ha sempre elargito consigli che si sono rivelati preziosi tanto nella professione che nella  quotidianità. Non lo dimenticheremo mai, è stata una figura di riferimento per intere generazioni. Oggi ho rivisto persone che non vedevo da decenni, persone che sono venute appositamente per onorarlo. Ecco la magia di Giancarlo: ha creato legami che non si sono mai dissolti nonostante la vita ci abbia portati in direzioni diverse, e il successo di questo evento lo dimostra”.

Tra gli invitati alla cena a buffet curata da Antoine Amato, c’erano nomi altisonanti che hanno fatto la storia della vita notturna romana, tra questi gli art director Angelo Ciccio Nizzo, Claudio Camilleri Reggiani e Giulio Berri; gli aristopierre Alessandra del Drago Marescotti, Francesco Ugolini, Benedetta Lignani Marchesani; i pierre Fabio Carfora, Augusto Coraggia, Floriana Pisacane, Umberto Ciauri e Maurizio Mincarelli;  i d.j. Valter Paoli eClaudio Casalini; i pierre della moda e del cinema Silvana Augero, Deborah Bettega eFrancesco Caruso Litrico; l’ideatore di “Miss Università” Marco Nardo; l’ideatore di “Miss Intimo” Riccardo Modesti; la pierre e manager dello spettacolo Maria Tona; il fotografo ufficiale Giancarlo Sirolesi.

Non sono mancati inoltre tra i tantissimi ospiti lo stilista Renato Balestra, i principi Carlo Giovanelli, Carlo Massimo, Guglielmo Giovanelli Marconi e Conny Caracciolo, il marchese Giuseppe Ferrajoli, il conte Lorenzo Pucci della Genga, il nobile Antonio Lazzarino dè Lorenzo, Laura Lattuada,  Don Santino Sparta’, l’astrologo dei vip Solange,l’attrice Francesca Stajano, Pierino Bertone, Mirka Viola ex Miss Italia, il regista Pier Francesco Campanella, Alex Partexano (“Carabinieri”), Leopoldo Mastelloni, StefaniaOrlando, Michele D’Anca  (“Incantesimo”), il prefetto Fulvio Rocco de Marinis, il manager di Victoria Silvstedt, Bruno Bevilacqua, gli artisti Elvino Echeoni, il Maestro Graziano Marini (erede di Pietro  D’Orazio) e Pina di Tano con Bruno Chirizzi, Adriana Russo, Antonella Ponziani, Giucas Casella, Mario Zamma,  il regista Carlo Micolano, Natalino Candido, Rima Menem e Mauro Olivetti, Giancarlo Flavi,  on. Walter Scognamiglio, on. Antonio Paris, Carola Bennato (figlia di Eugenio), Marcia Sedoc, Tatiana Djuric, Lilian Ramos, Tony Santagata, Enio Drovandi, Ruben De Luca, scrittore e criminologo, Alessandro Rispoli, Elisabetta Viaggi, Claudio Lozzi (manager di Renzo Arbore), Eleonora Vallone, Marco Senise, Cinzia Berni, Loredana Nappi e Antonello de Pierro

Dopo la cena, una squisita torta bianco-azzurra con una grande lettera G, accompagnata da tante bollicine e, a conclusione della serata, il sofisticato spettacolo degli artisti del “Circo Bianco” e la musica in consolle di Valter Paoli e Claudio Casalini.

“Sono certo che avrebbe gradito moltissimo questa celebrazione” continua Francesco Ugolini, “così come i grandi attori desiderano essere ricordati sul palcoscenico, per il re indiscusso delle notti romane non poteva che esserci una grande festa esclusiva con tutti i suoi collaboratori e amici più cari nel locale che ha fatto la storia della mondanità e del divertimento nella Capitale”.

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